Lawrence Sperry, un pilota e inventore alla ricerca del brivido, non si limitava a pilotare aeroplani nel 1916: stava gettando le basi della moderna tecnologia dei droni. Prima del GPS, della visione artificiale o persino del controllo radio affidabile, Sperry aveva risolto il problema dell’instabilità degli aerei e poi si era chiesto: e se non avessimo avuto bisogno di un pilota? Il suo lavoro, nato da una combinazione di acrobazie audaci e ingegneria meticolosa, ha gettato le basi per i veicoli aerei senza pilota quasi un secolo prima della loro ascesa nella guerra moderna.
Dalla riparazione di biciclette al pilota automatico
Sperry proveniva da una famiglia creativa. Suo padre, Elmer Sperry, deteneva centinaia di brevetti che spaziavano dai giroscopi alle batterie per auto elettriche. Lawrence assorbì presto questa spinta meccanica, aprendo un’officina di riparazione di biciclette all’età di 10 anni e costruendo un aliante motorizzato nel suo seminterrato da adolescente. Nel 1913 ottenne la licenza di pilota, diventando uno degli aviatori più giovani degli Stati Uniti.
I primi aeroplani erano fragili e richiedevano una costante correzione umana per rimanere in volo. Sperry credeva di poter risolvere il problema con uno stabilizzatore giroscopico, una versione più piccola e leggera del giroscopio navale di suo padre, in grado di rilevare e correggere automaticamente il movimento dell’aereo. Nel 1914 aveva un prototipo funzionante.
Un debutto spettacolare: volare senza mani
Sperry non si è limitato a affermare che la sua invenzione funzionava; lo ha dimostrato. Nel giugno 1914, al Concours de la Sécurité en Aéroplane vicino a Parigi, Sperry volò con il suo aereo mentre il suo assistente si arrampicò sulle ali e sulla coda, senza che nessun pilota controllasse l’aereo. L’acrobazia ha fatto notizia: “Standing in the Air”, ha riferito The Daily Mail. Sperry ha dimostrato che un aereo può stabilizzarsi senza l’intervento umano.
Non era solo un trucco. È stata una svolta. Lo stabilizzatore di Sperry automatizzava ciò che i piloti facevano istintivamente, utilizzando giroscopi per contrastare beccheggio, rollio e imbardata. Il dispositivo consentiva agli aeroplani di rimanere stabili in volo senza un essere umano ai comandi.
La nascita del volo senza pilota
La prima guerra mondiale accelerò il lavoro di Sperry. Nel 1916 collaborò con altri inventori per costruire il Kettering Liberty Eagle, soprannominato “Bug”, un siluro aereo progettato per lanciare una bomba durante un viaggio di sola andata. Sperry sosteneva la necessità di un carrello di atterraggio in modo che l’aereo potesse tornare come un moderno drone, ma i vincoli di tempo hanno costretto il team a dare priorità a un design semplice e sacrificabile.
Sebbene il “Bug” dovesse affrontare ostacoli tecnici, la visione di Sperry era chiara: gli aerei potevano essere controllati a distanza e inviati in missione senza mettere a rischio i piloti. Seguì l’interesse commerciale, con applicazioni nella fotografia aerea e nell’irrorazione delle colture. Nel 1925, Popular Science riferì i progressi della “radiodinamica”, ovvero l’utilizzo di segnali radio per controllare le macchine a distanza.
Il pezzo mancante: sapere dove ti trovi
I primi droni mancavano di un elemento cruciale: un posizionamento affidabile. I segnali radio potevano comandare il movimento, ma non potevano confermare la posizione. La tecnologia del giorno non poteva risolvere questo problema. Fu solo negli anni ’90, con l’avvento del GPS, che i droni decollarono davvero. I droni moderni combinano il GPS con sensori e visione artificiale, consentendo loro di navigare in modo autonomo. Gli aerei di oggi, dagli aerei commerciali ai droni militari, devono la loro stabilità e le loro funzioni automatizzate alla secolare tecnologia del pilota automatico di Sperry.
Un ultimo volo nella nebbia
Nel dicembre 1923, Sperry scomparve sopra la Manica in una fitta nebbia. A soli 31 anni, stava spingendo i limiti del volo, facendo affidamento sugli stessi strumenti che aveva contribuito a sviluppare per condizioni di scarsa visibilità. Il suo ultimo volo è stato una testimonianza della sua fede nella tecnologia, un esperimento audace terminato tragicamente.
La storia di Sperry non riguarda solo un inventore dimenticato; si tratta della ricerca incessante dell’automazione. Ha visto il futuro del volo, un futuro in cui le macchine potevano volare da sole, ed è morto portando avanti quella visione. La sua eredità sopravvive in ogni drone, pilota automatico e sistema di volo automatizzato in uso oggi.
