La tecnologia vintage della Voyager: come i computer del 1977 esplorano ancora lo spazio interstellare

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Il recente successo della missione Artemis II, con i suoi moderni sistemi informatici, evidenzia un netto contrasto: i veicoli spaziali legacy della NASA, Voyager 1 e 2, continuano a funzionare nello spazio profondo utilizzando hardware del 1977. Queste sonde, lanciate quasi mezzo secolo fa, stanno ancora trasmettendo dati nonostante operino su computer con meno memoria di un moderno file JPEG.

Una reliquia ancora in funzione

Le riprese del Jet Propulsion Laboratory della NASA mostrano i computer Univac e IBM delle dimensioni di una stanza che un tempo supervisionavano il controllo della missione della Voyager. I sistemi si basavano su schede perforate, unità a nastro e un hub di comunicazione pieno di telefoni e monitor, ben lontani dall’Ethernet Gigabit e dai sistemi a tripla ridondanza dell’odierna navicella spaziale Orion.

Ciascuna delle sonde Voyager trasporta tre computer con una memoria totale di soli 69,63 kilobyte. I dati vengono archiviati su macchine digitali a 8 tracce e trasmessi sulla Terra alla glaciale velocità di 160 bit al secondo, più lentamente persino di una connessione Internet dial-up. La NASA fa affidamento su enormi antenne per rilevare il segnale sempre più debole della Voyager, ma il funzionamento continuato della navicella spaziale dimostra la durabilità dei progetti più vecchi e l’importanza della ridondanza.

Perché è importante

Le missioni Voyager rappresentano un’era di attenta ingegneria, che dà priorità all’affidabilità rispetto alla pura potenza di elaborazione. La tecnologia odierna potrebbe essere più veloce, ma questi sistemi vintage hanno resistito decenni di esposizione alle radiazioni e temperature estreme nello spazio interstellare. Il fatto che funzionino ancora dimostra che la longevità non dipende sempre dalla tecnologia più recente; a volte si tratta di semplicità, ridondanza e progettazione robusta.

Poiché i componenti si guastano o vengono disattivati ​​per risparmiare energia, la durata della vita delle Voyager è limitata. Tuttavia, il loro funzionamento continuo è una testimonianza dell’ingegno umano e ci ricorda che anche la tecnologia più antica può ampliare i confini dell’esplorazione. Il successo di Voyager rafforza l’idea che strumenti affidabili, anche reliquie del passato, possono ancora sbloccare il futuro.

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