Solare verticale: un nuovo approccio all’energia rinnovabile per le alte latitudini

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Per decenni, la promessa di una diffusione diffusa dell’energia solare è stata limitata dalla geografia. I parchi solari tradizionali, fissi sul posto o che seguono lentamente il sole in senso orizzontale, hanno prestazioni inferiori alle latitudini più elevate dove la luce solare è più debole e più angolata, soprattutto durante i mesi invernali. Ma una startup svedese, Vaja, sta sfidando questa limitazione con un design radicale: pannelli solari verticali che si muovono con il vento invece di lottare contro di esso.

Il problema del solare tradizionale nei climi settentrionali

La questione centrale è l’efficienza. In regioni come la Svezia, dove la luce solare è scarsa per gran parte dell’anno, i pannelli orizzontali catturano meno energia a causa della bassa angolazione del sole. Questa inefficienza porta a costi più elevati, a un’impronta territoriale più ampia e a una riduzione della redditività. Gli inseguitori orizzontali offrono qualche miglioramento, ma rimangono costosi e meno efficaci a latitudini estreme.

La soluzione non consiste solo nel catturare più luce solare; l’importante è sopravvivere agli elementi. I forti venti possono facilmente danneggiare o distruggere le strutture verticali fisse, mentre i localizzatori mobili richiedono rinforzi eccessivi, con conseguente aumento dei costi. L’approccio di Vaja aggira completamente questo problema.

La svolta di Vaja: sfruttare il vento invece di contrastarlo

I fondatori di Vaja, Henrik Eskilsson e Anders Olsson, si resero conto che la chiave non era resistere al vento ma lavorare con esso. Dopo aver distrutto dozzine di prototipi durante test ad alta velocità, hanno scoperto che spostando leggermente in avanti il ​​punto di articolazione dei pannelli verticali, potevano creare un design auto-stabilizzante. Ciò consente ai pannelli di “piumarsi” al vento, proprio come le foglie durante una tempesta, riducendo al minimo lo stress e massimizzando la durata.

I loro primi test furono brutali. Eskilsson e Olsson hanno letteralmente spazzato via i pannelli frantumati da una pista di atterraggio dopo ogni tentativo fallito, perfezionando il loro progetto attraverso tentativi ed errori. Alla fine scoprirono che regolando attentamente il centro aerodinamico, i pannelli potevano resistere a venti di burrasca senza rompersi.

Come funziona: stabilità attraverso il movimento

Il sistema Vaja utilizza un unico motore per ruotare all’unisono file di pannelli verticali, simili alle veneziane. Durante i temporali, i pannelli possono essere “stipati” per ridurre al minimo la resistenza al vento. Il design elimina la necessità di pesanti fondazioni in cemento o eccessivi rinforzi in acciaio, riducendo drasticamente i costi e l’impatto ambientale.

Il risultato è un sistema in grado di generare il 25-30% di energia in più all’anno nei climi settentrionali rispetto ai tradizionali sistemi statici. Secondo i primi programmi pilota, l’aumento della produttività si traduce in maggiori profitti per i produttori di energia.

Il futuro del tracciamento verticale

L’innovazione di Vaja è molto più di una semplice impresa ingegneristica; è un potenziale punto di svolta per l’adozione globale delle energie rinnovabili. Se implementato con successo, il tracciamento verticale potrebbe sbloccare l’energia solare in regioni precedentemente considerate inadatte, accelerando la transizione verso un futuro energetico sostenibile. L’azienda si sta ora assicurando clienti pilota, tra cui il produttore svedese di energia rinnovabile Rabbalshede Kraft, che vede un chiaro vantaggio economico nel design di Vaja.

“Se Vaja mantiene ciò che Eskilsson ha promesso, molti più progetti solari entreranno in profitto nelle regioni nordiche.”

Il successo di Vaja dipende dall’aumento della produzione e dalla garanzia di ulteriori investimenti. Tuttavia, il principio di fondo è chiaro: a volte, il modo migliore per superare una sfida è adattarsi alle forze in gioco, piuttosto che lottare contro di esse. Il futuro del solare potrebbe non riguardare pannelli più grandi o strutture più forti; potrebbe trattarsi di lavorare con il vento.

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