La controversa sperimentazione del vaccino contro l’epatite B in Guinea-Bissau proseguirà nonostante le preoccupazioni etiche

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Un controverso studio quinquennale finanziato dal Dipartimento della Salute e dei Servizi Umani (HHS) degli Stati Uniti per valutare gli effetti a lungo termine del vaccino contro l’epatite B sui neonati in Guinea-Bissau continuerà come previsto, nonostante le notizie sulla sua cancellazione e le significative obiezioni etiche. Lo studio da 1,6 milioni di dollari, assegnato senza concorso a ricercatori danesi con legami con attivisti anti-vaccini, ha acceso il dibattito sulla sua metodologia e sulle implicazioni per la salute pubblica.

Progettazione dello studio e preoccupazioni etiche

Lo studio HBV0-NSE assegnerà in modo casuale la metà dei 14.000 neonati in Guinea-Bissau a ricevere il vaccino contro l’epatite B alla nascita, mentre l’altra metà rimarrà non vaccinata. Questo approccio ha attirato critiche perché nega deliberatamente un vaccino potenzialmente salvavita a una popolazione vulnerabile in un paese in cui la prevalenza dell’epatite B è elevata (circa il 18,7%) e collegata a gravi conseguenze sanitarie come il cancro al fegato e la cirrosi.

Perché è importante: La Guinea-Bissau dispone di risorse limitate, ma il fatto di non fornire un vaccino ben consolidato alla metà dei neonati solleva seri interrogativi sulla giustificazione etica dello studio. Gli Stati Uniti hanno raccomandato la vaccinazione universale contro l’epatite B per i neonati nel 1991, ma il disegno dello studio imita intenzionalmente le condizioni in cui il vaccino non è disponibile, creando un esperimento artificiale con conseguenze nel mondo reale.

Ad esacerbare ulteriormente le preoccupazioni, il protocollo di studio trapelato non include test completi per l’epatite B per le madri, il che significa che i bambini non vaccinati quasi certamente contrarranno la malattia, garantendo di fatto che lo studio misuri le conseguenze dell’infezione piuttosto che l’impatto del vaccino.

Rapporti contrastanti e risposta dell’HHS

Giovedì sono circolate notizie secondo cui i Centri africani per il controllo e la prevenzione delle malattie (Africa CDC) avevano interrotto la sperimentazione per questioni etiche. Tuttavia, un funzionario dell’HHS ha immediatamente confutato questa affermazione a Scientific American, affermando che lo studio sarebbe proseguito come previsto. L’HHS ha successivamente respinto la dichiarazione dell’Africa CDC come una manovra di pubbliche relazioni progettata per distorcere la percezione del pubblico piuttosto che impegnarsi con i fatti scientifici.

Contesto: La disputa evidenzia uno squilibrio di potere nella ricerca sanitaria globale. L’HHS statunitense, guidato da Robert F. Kennedy, Jr., sembra determinato a portare avanti il ​​processo nonostante l’opposizione delle autorità sanitarie africane.

La motivazione del processo

L’HHS difende lo studio sostenendo che colmerà le lacune critiche in termini di prove nella politica globale sui vaccini contro l’epatite B. Secondo l’HHS, sospendere il vaccino a metà dei neonati è accettabile perché l’attuale politica della Guinea-Bissau non impone la vaccinazione universale fino al 2027. Il dipartimento sostiene inoltre che lo studio rappresenta un’opportunità unica per valutare gli effetti complessivi sulla salute del vaccino, il che implica che nessun’altra ricerca ha affrontato adeguatamente questa questione.

Perché questo è discutibile: I critici sostengono che questa giustificazione è debole, data la comprovata efficacia del vaccino e i gravi rischi di infezione da epatite B non trattata. Il progetto dello studio sembra meno incentrato sul progresso scientifico e più sulla creazione di un esperimento controllato in un contesto reale, indipendentemente dal potenziale danno per i partecipanti.

Conclusione

La sperimentazione del vaccino contro l’epatite B in Guinea-Bissau procederà in circostanze controverse, contrapponendo i funzionari sanitari statunitensi alle autorità africane e sollevando questioni etiche fondamentali sulla ricerca sulle popolazioni vulnerabili. Il disegno dello studio, che deliberatamente nega un vaccino provato a metà dei neonati, rimane il punto centrale della contesa, evidenziando un preoccupante disprezzo per le pratiche di salute pubblica consolidate e esponendo potenzialmente i bambini a malattie prevenibili.

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