Congestione orbitale: i satelliti ora hanno giorni, non mesi, per evitare collisioni

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Congestione orbitale: i satelliti ora hanno giorni, non mesi, per evitare collisioni

Lo spazio attorno alla Terra sta diventando pericolosamente affollato e la finestra per evitare catastrofiche collisioni satellitari si sta riducendo rapidamente. Decenni di detriti di razzi, satelliti defunti e test di armi – insieme alla crescita esplosiva di enormi costellazioni di satelliti – significano che gli operatori hanno ora pochi giorni, non mesi, per reagire a potenziali impatti.

La finestra di reazione che si restringe

L’astronomo Aaron Boley dell’Università della British Columbia e i suoi colleghi hanno sviluppato un sistema di misurazione “CRASH Clock” per illustrare questo problema crescente. La loro ricerca, disponibile come prestampa su arXiv.org, mostra che il tempo a disposizione per evitare una grave collisione è crollato.

Nel gennaio 2018, i satelliti avevano in media 164 giorni per reagire a un preoccupante passaggio ravvicinato. Entro giugno 2025, tale finestra si è ridotta a soli 5,5 giorni. Ciò significa che un satellite medio in orbita terrestre bassa ora affronta una probabilità del 17% di un avvicinamento ravvicinato che causi una collisione entro 24 ore, costringendo manovre evasive molto più frequenti.

Perché è importante

Il rapido calo dei tempi di reazione è direttamente collegato all’ascesa di “mega costellazioni” come Starlink di SpaceX, che ha lanciato i suoi primi satelliti nel 2019. Non si tratta solo di più satelliti; si tratta dell’aumento esponenziale delle potenziali collisioni. Con oltre 9.000 satelliti Starlink attualmente attivi (che rappresentano circa due terzi di tutti i satelliti), la probabilità di incidenti aumenta drammaticamente. Anche il progetto Kuiper di Amazon e le aziende cinesi si stanno affrettando a implementare costellazioni simili, esacerbando ulteriormente il problema.

Il rischio della sindrome di Kessler

Il problema non riguarda solo gli incidenti individuali. Più collisioni si verificano, più detriti si creano, innescando un effetto a cascata noto come sindrome di Kessler-Cour-Palais. Ciò potrebbe rendere inutilizzabili alcune orbite, paralizzando le infrastrutture spaziali essenziali.

“Il fattore più importante è la semplice aritmetica: molti più satelliti nella stessa banda orbitale significano avvicinamenti molto più ravvicinati, e il carico di lavoro di screening e risposta cresce estremamente rapidamente.”
— Aaron Rosengren, Università della California, San Diego

Sfide di coordinamento

Evitare il disastro richiede un coordinamento senza precedenti tra organizzazioni indipendenti che utilizzano diversi strumenti di tracciamento e non sempre condividono i dati in modo efficace. Recenti incidenti sfiorati, tra cui un incidente del 2019 in cui un satellite dell’Agenzia spaziale europea ha schivato uno SpaceX Starlink a causa di un bug di comunicazione e un recente veicolo SpaceX quasi in collisione con un satellite cinese, evidenziano la vulnerabilità dell’attuale sistema.

Le prospettive future

È probabile che la situazione peggiori poiché aziende e governi continuano a lanciare satelliti e persino a esplorare progetti ambiziosi come specchi spaziali orbitali e data center. Il CRASH Clock non è solo una statistica; è un avvertimento che l’ambiente orbitale si sta avvicinando a un punto critico. Senza miglioramenti significativi nel coordinamento e nelle strategie di prevenzione delle collisioni, il rischio di guasti catastrofici non potrà che aumentare.

La tendenza è chiara: lo spazio si sta affollando e il margine di errore sta svanendo.