Trasformare la CO₂ in vestiti: come Walmart e H&M sono pionieri nel settore tessile a zero emissioni di carbonio

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L’industria della moda contribuisce in modo significativo alle emissioni climatiche globali, rappresentando fino al 4% del totale. Spinto dalla domanda sempre crescente di nuovi capi di abbigliamento (la produzione è raddoppiata tra il 2000 e il 2015), l’industria si trova ad affrontare una pressione crescente per ridurre il proprio impatto ambientale. Ora, aziende come Rubi Laboratories stanno esplorando soluzioni radicali: estrarre l’anidride carbonica dall’atmosfera e convertirla in fibre tessili utilizzabili.

Il processo di trasformazione del carbonio

L’approccio di Rubi imita la fotosintesi, ma in un bioreattore, utilizzando enzimi per trasformare rapidamente la CO₂ catturata in cellulosa, il componente principale delle fibre vegetali. La fibra risultante è quasi identica ai tradizionali tessuti a base di cellulosa (come viscosa, rayon o Tencel) ma evita la deforestazione. Il processo è paragonabile alla carne coltivata in laboratorio, ma per materiali di origine vegetale.

I principali marchi stanno già sperimentando la tecnologia: Walmart e H&M sono tra almeno 15 aziende che testano i metodi di cattura del carbonio di Rubi. Scalare la produzione rimane una sfida, ma il potenziale è chiaro: l’abbigliamento a zero emissioni di carbonio è ora a portata di mano.

Enzimi come catalizzatore chiave

Rubi utilizza una “cascata” di enzimi per accelerare la conversione chimica della CO₂ in cellulosa. Gli alberi eseguono naturalmente questo processo, ma i bioreattori di Rubi lo accelerano notevolmente. Come spiega Trevor Boram, scienziato senior dei Rubi Laboratories, questi enzimi agiscono come “catalizzatori biologici” che convertono rapidamente il carbonio atmosferico in fibre utilizzabili.

Partenariati e sfide di espansione

Nel 2023, Walmart ha stipulato un accordo pilota con Rubi per esplorare l’implementazione su larga scala nella sua catena di fornitura. Da allora, H&M e altre 14 aziende hanno aderito all’iniziativa. Questo potrebbe essere uno scenario vantaggioso per tutti: Rubi cattura il carbonio mentre i marchi raggiungono gli obiettivi di sostenibilità. Tuttavia, replicarlo in modo affidabile su larga scala si sta rivelando difficile.

I rischi della sostenibilità guidata dalla tecnologia

Diverse aziende in passato non sono riuscite a fornire soluzioni tessili sostenibili a causa di problemi di scalabilità. Renewcell, un’azienda di riciclaggio svedese, ha dichiarato fallimento nel 2024 nonostante i primi finanziamenti e partnership. La domanda chiave, come sottolinea Dan Widmaier, CEO di Bolt Threads, è se queste tecnologie possano “funzionare in modo riproducibile su larga scala, rispettando le specifiche di qualità… e le tempistiche”.

Oltre la tecnologia: il ruolo del consumo

In definitiva, la riduzione dei rifiuti tessili richiede un approccio articolato. Sebbene innovazioni come la cattura del carbonio siano promettenti, frenare il consumo eccessivo rimane fondamentale. Il modello fast fashion incentiva la quantità rispetto alla qualità, perpetuando gli sprechi. Sarà necessaria una combinazione di abitudini di acquisto consapevoli e progressi tecnologici per affrontare in modo significativo l’impronta ambientale del settore.

Il futuro della moda potrebbe includere capi di abbigliamento derivati ​​dall’anidride carbonica catturata, una dichiarazione simbolica che sottolinea l’urgente necessità di pratiche sostenibili.