Ripensare gli schermi nelle scuole: un movimento in crescita per ridurre la dipendenza dai dispositivi

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Un decennio dopo che molte scuole hanno adottato programmi diffusi sui dispositivi – assegnando laptop o tablet a ogni studente – i politici e i sostenitori stanno iniziando a mettere in discussione gli effetti a lungo termine. Ciò che era iniziato come una necessità guidata dalla pandemia si è trasformato in una dipendenza pervasiva dagli schermi, spingendo alcuni a chiedere un ritiro, in particolare in età più giovane, dove le distrazioni sono più potenti.

L’ascesa del “uno a uno” e le conseguenze impreviste

La spinta per l’apprendimento digitale ha subito un’accelerazione durante il COVID-19, alimentata dai finanziamenti federali e dall’urgente necessità di istruzione a distanza. Sebbene destinata a colmare le lacune educative, questa rapida adozione ha lasciato poco spazio per un’attenta considerazione degli inconvenienti. Kate Blocker, direttrice della ricerca presso Children and Screens, sottolinea che la promessa iniziale di un miglioramento dell’apprendimento e dell’efficienza non si è pienamente concretizzata. La domanda ora è se questi benefici giustificano i costi.

La preoccupazione non è eliminare del tutto la tecnologia, ma piuttosto mitigarne le conseguenze indesiderate. Angela Duckworth, un’eminente psicologa educativa dell’Università della Pennsylvania, usa un’analogia schietta: “Non dici ai fumatori di sedersi accanto a un pacchetto di sigarette. Digli loro di allontanarsi dalla tentazione”.

Distrazione e dati: i problemi principali

I dati federali mostrano che il 90% delle scuole pubbliche ora opera secondo un programma “uno a uno” entro l’anno scolastico 2024-25. Tuttavia, la ricerca suggerisce che questi dispositivi stanno diventando una significativa distrazione. Un recente studio condotto da Duckworth ha rilevato che gli insegnanti stimano che uno studente su tre utilizzi i laptop durante le lezioni per scopi non accademici, come mandare SMS o social media. Il problema non riguarda solo i telefoni; i laptop consentono agli studenti di apparire coinvolti mentre fanno altro.

Al di là delle distrazioni, crescono le preoccupazioni riguardo alla raccolta dei dati degli studenti. Molte aziende edtech accumulano grandi quantità di informazioni, sollevando dubbi sulla privacy e sulla sicurezza. La mancanza di una chiara supervisione e regolamentazione non fa che aumentare questo disagio.

L’intelligenza artificiale aggiunge urgenza

La rapida affermazione dell’intelligenza artificiale generativa ha ulteriormente intensificato il dibattito. A differenza delle precedenti integrazioni tecnologiche, l’intelligenza artificiale è arrivata sui dispositivi, costringendo le scuole a reagire anziché pianificare in modo proattivo. Ciò ha esacerbato le preoccupazioni esistenti, spingendo i legislatori a rivalutare la loro dipendenza dall’edtech.

Azioni a livello statale e soluzioni proposte

Circa nove stati stanno ora prendendo in considerazione una legislazione sulla “tecnologia scolastica sicura”, guidati da sostenitori come Kim Whitman del Distraction-Free Schools Policy Project. L’obiettivo non è un divieto, ma piuttosto un quadro per limitare l’uso inappropriato o inefficace della tecnologia. Le proposte spaziano dalla limitazione del tempo trascorso davanti allo schermo nelle scuole elementari alla possibilità per i genitori di escludere completamente i propri figli dall’uso dei dispositivi.

Alcuni leader del Kansas propongono di vietare l’hardware nelle scuole elementari, consentendo invece modelli di dispositivi condivisi nelle scuole medie. La conversazione si estende all’edtech stessa, con la richiesta degli stessi rigorosi standard di certificazione applicati ai curricula tradizionali. La domanda centrale rimane: chi è responsabile della verifica della sicurezza e dell’efficacia: scuole, aziende o terzi indipendenti?

Equità e accesso: una realtà complicata

L’implementazione di tali cambiamenti non è priva di sfide. Molti distretti a basso reddito si affidano ai dispositivi digitali grazie al loro costo inferiore rispetto ai libri di testo. Inoltre, potrebbero aver già investito molto nell’edtech attraverso sovvenzioni e fondi federali. Ridurre la dipendenza dai dispositivi rischia di esacerbare le disparità educative esistenti.

Carrie James del Center for Digital Thriving di Harvard sottolinea l’importanza di considerare gli studenti neurodivergenti, per i quali gli strumenti digitali possono essere essenziali per l’apprendimento. Un divieto generale rischia di escludere coloro che beneficiano maggiormente dell’istruzione assistita dalla tecnologia.

Il percorso da seguire: sfumature sui divieti

Gli esperti suggeriscono che difficilmente i divieti totali costituiranno la soluzione più efficace. Blocker sostiene che mentre i divieti telefonici sono semplici – limitando le interferenze con l’apprendimento – l’edtech richiede un approccio più sfumato. L’evidenza suggerisce che, se utilizzato in modo efficace, può apportare benefici agli studenti più grandi.

Whitman ritiene che i divieti dei dispositivi alla fine prenderanno piede man mano che i genitori diventeranno più consapevoli e organizzati. James, tuttavia, esorta le scuole a concentrarsi sull’integrazione olistica, sulla creazione di azione e intenzionalità nell’uso della tecnologia. L’obiettivo finale dovrebbe essere quello di preparare gli studenti a un mondo in cui l’accesso digitale è onnipresente, e non semplicemente limitarlo all’interno delle mura scolastiche.

La discussione sulla tecnologia nelle scuole non riguarda se usarla, ma come usarla in modo responsabile ed equo, garantendo che migliori l’apprendimento senza compromettere la concentrazione degli studenti o compromettere la loro privacy.

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