Un gene collegato alle cure paterne nei topi rivela le basi biologiche dei “buoni papà”
Una nuova ricerca suggerisce che un singolo gene, Agouti, svolge un ruolo significativo nel determinare quanto attivamente i topi maschi si impegnano nelle cure parentali. Lo studio, pubblicato su Nature, fa luce sui fattori neurobiologici che influenzano il comportamento paterno, una caratteristica riscontrata solo in una piccola percentuale di mammiferi.
Il paradosso del papà affettuoso
Per la maggior parte delle specie di mammiferi, i padri svolgono un ruolo minimo nell’allevare i piccoli. Solo il 3-5% dei padri dei mammiferi dimostra un costante coinvolgimento dei genitori. Questo nuovo studio identifica un potenziale meccanismo biologico alla base del motivo per cui alcuni maschi si prendono più cura di altri. I ricercatori dell’Università di Princeton hanno scoperto che le variazioni nell’espressione del gene Agouti sono correlate ai livelli di aggressività nei confronti dei cuccioli nei topi striati africani.
Il ruolo del gene Agouti
Lo studio rivela che i topi con un’espressione Agouti più elevata tendono ad essere più aggressivi nei confronti della prole, mentre quelli con un’espressione più bassa dimostrano un comportamento più premuroso. In particolare, l’attivazione del gene Agouti nell’allevamento dei maschi ha aumentato la loro aggressività nei confronti dei cuccioli, indicando l’influenza diretta del gene sugli istinti paterni.
“Non abbiamo scoperto che avevano bisogno di nuovi circuiti”, spiega Catherine Peña, un’autrice senior dello studio. “Non abbiamo scoperto che avessero un’evoluzione unica delle cellule nel cervello di cui avevano bisogno per diventare papà”.
Ciò suggerisce che i topi maschi possiedono già le strutture cerebrali necessarie per le cure parentali; fattori ambientali o genetici modulano semplicemente l’espressione di quel comportamento.
Influenza ambientale
La ricerca evidenzia anche come l’ambiente del topo possa influenzare gli istinti di accudimento. I topi che vivevano in condizioni di affollamento o di scarsità di risorse hanno mostrato una maggiore espressione di Agouti, suggerendo che le pressioni ambientali possono influenzare il comportamento paterno. Ciò solleva interrogativi su come pressioni simili potrebbero influenzare l’assistenza in altre specie, compreso l’uomo.
Implicazioni per comprendere il comportamento paterno
Sebbene i risultati siano limitati ai topi, rappresentano un importante passo avanti nella comprensione della neurobiologia delle cure paterne, un campo meno studiato dell’istinto materno. Il sorprendente legame tra Agouti – precedentemente noto per i suoi ruoli nella pigmentazione e nel metabolismo – e il comportamento paterno apre nuove strade alla ricerca.
Lo studio non suggerisce una “pillola magica per la genitorialità”, ma offre indizi sulle basi biologiche del motivo per cui alcuni mammiferi maschi sono più inclini ad allevare i loro piccoli. La ricerca futura potrebbe rivelare se meccanismi simili operano in altre specie.
In definitiva, questo studio dimostra che i topi maschi “hanno ciò di cui hanno bisogno per essere buoni papà”, il che implica che condizioni ottimali, piuttosto che strutture biologiche completamente nuove, possono promuovere una migliore genitorialità.
